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Al via il Trento Film Festival, focus sull’effetto serra

Al via il Trento Film Festival, focus sull’effetto serra

Pronto a partire domani il 59esimo TrentoFilmfestival, in programma dal 28 aprile all’8 maggio. Un’edizione che strizza l’occhio all’ambiente e si fregia del marchio di unica ”Ecofesta” in Regione dedicata al cinema. Una mostra fotografica per la prima volta in Europa documenta il drammatico ritiro dei ghiacciai himalayani. Un incontro con Luca Mercalli per parlare di clima ed energia.

E, naturalmente, molte opere che trattano le emergenze più attuali in tema di ecologia e sostenibilità.

Un consolidato e concreto impegno nei confronti dell’ambiente. Il TrentoFilmfestival sarà ancora una volta l’unica festa del cinema a poter fregiarsi del marchio “Ecofesta”, rilasciato dalla Provincia di Trento per le manifestazioni che si caratterizzano per la particolare attenzione alle problematiche ambientali ed alla minimizzazione dei rifiuti prodotti per abbassare il più possibile il livello di CO2 prodotta dalla manifestazione nelle sue diverse articolazioni.

scioglimento ghiacciai

Ad una mostra fotografica di forte impatto in anteprima europea, viene affidato il compito di testimoniare le conseguenze del “global warming” e delle conseguenti trasformazioni a livello climatico sullo stato di salute dei grandi ghiacciai himalayani che alimentano tutti i più grandi fiumi asiatici le cui acque costituiscono

una risorsa importante per le civiltà e le masse che popolano le vallate, miliardi di persone potenzialmente a rischio a causa dall’inarrestabile ritiro di questi ghiacciai che potrebbe compromettere la continuità della fornitura d’acqua ed è la causa di devastanti esondazioni. Condizione che nella mostra Rivers of ice: vanishing glacier of the Himalaya emerge drammaticamente dal raffronto tra fotografie storiche di pionieri della fotografia di montagna come Vittorio Sella, George L. Mallory e Edward O. Wheeler, e le contemporanee descrizioni dei medesimi luoghi fissate attraverso le grandi foto di David Breashears, fondatore di GlacierWorks, la cui missione è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti dei cambiamenti climatici nell’Himalaya e di aiutare a una migliore comprensione delle sue conseguenze.

 

Tema questo a cui il TrentoFilmfestival dedicherà venerdì 6 maggio un incontro con il meteorologo Luca Mercalli e lo stesso David Breashears dal titolo “Clima, energia, limiti delle risorse: nascerà in montagna il nuovo paradigma?” La montagna è un ambiente ipersensibile alle variazioni del clima e del rapporto uomo/territorio: riduzione dei ghiacciai, alluvioni ed erosione dei suoli, espansione o contrazione del bosco, sono il campanello d’allarme più visibile delle trasformazioni in atto. Ma con la sua millenaria cultura del limite la montagna può diventare il luogo privilegiato per l’elaborazione e l’applicazione di un pensiero innovativo che guarda convinto verso un futuro sostenibile.

 

Non mancano anche in questa edizione del TrentoFilmfestival le opere – in concorso o presentate nelle altre sezioni – che affrontano e sviscerano le tematiche legate all’ambiente, all’ecologia, alla sostenibilità delle azioni dirette o indirette dell’uomo che possono avere conseguenze per la naturale fragilità degli ecosistemi in quota, dalle foreste ai ghiacciai, ma anche di tante micro-economie a cui è legata la sopravvivenza e il futuro delle comunità che popolano le terre alte del pianeta.

 

Le paure ed i timori che circondano il tema del nucleare, ritornato drammaticamente di attualità, come proposto nel film danese Into Eternity sulla costruzione in Finlandia di un deposito di scorie radioattive progettato per durare 100 mila anni. L’impatto della globalizzazione che ridisegna i destini di comunità grandi e piccole anche tra le montagne documentato in opere come Summer pasture dei registi americani True Lynn e Nelson Walzer o The broken moon del regista brasiliano André Ranger. E ancora le opere di denuncia dello sfruttamento indiscriminato di preziose risorse naturali come nel caso delle foreste rumene in “Wheel and deal” della regista Monica Lazurean-Gorgan o proprio in Trentino del porfido in L’età della pietra opera di un giovane film –maker italiano, Federico Betta. O al contrario fenomeni in controtendenza come quelli raccontati nel documentario Sentire il mio passo sul sentiero dei registi lombardi Carlo Prevosti e Jacopo Santambrogio che hanno raccolto le testimonianze di chi tra le montagne ha scelto di ritornare a vivere e lavorare.

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